Velieri alla fonda
La bufera
 
Pittore - scultore - disegnatore
 

ANCHISE PICCHI - INTERVISTE E VIDEOCLIP

 

Intervista telematica ad Anchise Picchi ( La prima intervista telematica del BTA )

Intervista di Stefano Colonna BTA - Bollettino Telematico dell'Arte / Area Artisti e Area Interviste Roma, 16 aprile 1996 http://www.bta.it/bta/txt/a0/01/bta00124.html

Sono venuto a conoscenza di Anchise Picchi grazie ad un comunicato stampa diramato nella rete Internet in lingua inglese dal nipote Lido Pacciardi. Ma l'intervista che ora pubblico mi è stata concessa senza che io abbia mai incontrato l'artista. Ho voluto sperimentare la nuova formula dell'intervista telematica. L'anziano zio Anchise ha idee molto chiare e solari e la sua testimonianza è preziosa nell'attuale disorientamento dell'Arte. Un grazie a Lido Pacciardi e a codesto artista che diventa ogni anno più giovane grazie alla forza interiore che l'Arte gli comunica.

Domanda : ho letto la sua biografia su Internet e ho molta curiosità di conoscere più a fondo la sua vita d'artista. All'Accademia di Roma presso chi studiava ? Ebbe modo di fare conoscenze con altri artisti o intellettuali a Roma ?

Risposta : ho frequentato poco l'Accademia in via di Ripetta poiché mi dovevo preparare per gli Esami di Stato per l'Insegnamento del Disegno e della Storia dell'Arte. Al Liceo Artistico mi iscrissi per sostenere gli esami da privatista (essendo autodidatta in pittura e scultura). Mi sembra fosse il 1936-37. Sostenni le prove grafiche a Bologna, che era una sede più vicina, e gli orali a Roma. A Roma mi recavo saltuariamente per parlare con i professori dell'epoca : prof. Dasdia, prof. Duilio Cambellotti ecc. Ebbi modo di ritrovare Fortunato Bellonzi, amico d'infanzia, e Oreste Piccioni che allora lavorava con Enrico Fermi.

C osa la spinse a recarsi a Roma e poi Salonicco ?

Andai a Roma prima al Liceo Artistico per gli esami di licenza e poi per gli esami di Stato per l'abilitazione, frequentando, come ho detto, un poco l'Accademia per esercitarmi nelle tecniche della pittura e della scultura. Le condizioni economiche, però, mi spingevano al rapido conseguimento del Diploma di Abilitazione all'insegnamento che, nonostante la fretta che avevo, riuscì brillantemente: fui decimo su centootto abilitati in tutta Italia. Feci domanda per le scuole dell'estero, poiché la remunerazione era più elevata , chiedendo preferibilmente la Grecia, dove pensavo, forse un po' romanticamente a quel tempo, di toccare da vicino "le radici dell'arte". Rimasi là fino al 1941. I tragici avvenimenti bellici mi costrinsero al rientro. Fu l'occasione perché mi dedicassi interamente alla pittura e scultura, mia vera vocazione.

A quale artista del passato si sente legato in modo particolare ?

E' banale che ammiri sconfinatamente Michelangelo e tutti gli altri grandi del `500 senza dimenticare naturalmente i precedenti. Amo molto tutta la scuola dei Macchiaioli e, in modo particolare, Fattori, Lega e Signorini. Ho tenuto contatti personali con i Gioli e specialmente Luigi a cui donai una Testa di Vecchio eseguita in legno di frassino con un temperino, ricevendone in cambio un bel bozzetto di una fiera in maremma. Era il periodo bellico e non disponendo di sgorbie mi arrangiavo così. L'influsso della scuola macchiaiola ha caratterizzato il periodo della mia prima maniera in pittura. L'attività piena in pittura è iniziata a partire dal `47/48 con l'esecuzione di copie, a scopo di studio e di esercizio, come quella, ad es. della "Madonna della Seggiola", "Madonna del Cardellino" , ecc. che eseguivo in formato reale e direttamente in Galleria con il permesso della Direzione. Mi commuovono profondamente i lavori di Giotto e del Beato Angelico per la loro ingenua purezza. E' questo spirito "francescano" che ho sempre cercato di trasfondere nei miei lavori.

È stato suo nipote Lido a spingerla sulla strada della computer grafica ?

Non è che mi abbia spinto. Mi ha solo fatto notare le possibilità coloristiche dei nuovi mezzi elettronici. Sono stato così stimolato a provarli e mi sono trovato immerso in un nuovo e straordinario mondo di luce e di colore. Non potevo non provare. Ho sempre cercato la luce, il colore, l'accordo cromatico perfetto. Avevo ora davanti a me la luce pura, lo schermo e una tavolozza infinitamente assortita. Come avrei fatto a resistere? In fondo usare il pennello od un mouse non è che faccia molta differenza, è pur sempre uno strumento. La qualità di una poesia non dipende dalla penna che l'ha scritta.

Nelle sue opere c'e' una forte ascendenza divisionista: a chi si rivolge in particolare ?

E' vero! E mi fa piacere che lei lo abbia notato. Annigoni mi diceva lo stesso. Non mi rivolgo in particolare a nessuno: è per me una inclinazione spontanea nella costante ricerca della poesia della luce e del colore. E' alle radici stesse del mio modo di lavorare, del mio sentire, pur nella diversità delle maniere da me via via usate.

Oggi l'Arte sembra non avere più spazio nei mezzi di comunicazione di massa. Ma la realtà è forse differente: qual è il suo pensiero a proposito ?

La potenza e la flessibilità dei mezzi di comunicazione di massa potrebbero renderli strumenti efficacissimi per la diffusione della cultura e dell'Arte, strumenti , se non altro, funzionali al mantenimento e al rispetto di un patrimonio di storia e di cultura unico al mondo. Purtroppo l'uso che se ne fa è sotto gli occhi di tutti. Rare e scadenti sono le eccezioni. Credo che siano scelte di carattere politico. Abbiamo una storia unica e irripetibile, il maggiore e più valido patrimonio storico-artistico del globo, e ne sanno più gli stranieri di noi. Nelle nostre città respiriamo arte in continuazione, la incontriamo ad ogni angolo ed in ogni via. Solo pochi se ne accorgono. I più non ne sanno neppur misurare, all'ingrosso, il valore. Gli splendidi marmi del Duomo di Pisa, a due passi da casa mia, sono coperti di scritte d'ogni genere! E' una responsabilità a carattere essenzialmente politico. Spesso a carattere locale. Il pericolo è che i mezzi di informazione finiscano per disinteressarsi completamente di tutto ciò che non sia finalizzato al "consumismo di massa", al profitto e all'immediato tornaconto. Penso che, invece, un uso più intelligente ed accorto dei mezzi di comunicazione verso un' educazione più diffusa e più profonda all'Arte, sarebbe un sicuro investimento per una società più adulta , più libera, più consapevole.

Quale pensa che sia il fine ultimo dell'Arte ?

Come io la vivo, la creazione artistica è quasi un bisogno fisiologico. Per l'artista essa non ha principio e scopo. E' solo pura necessità, appagamento, spesso ansia. Ma l'Arte, intesa in senso più vasto, non personalistico, è produttrice di civiltà, in un processo di osmosi che le trova stettamente avvinte. Il compimento di un'opera è, per l'artefice, il momento del completamento, dell'acquetamento della pulsione , della realizzazione materiale di un progetto, di un'idea; anche della fine di uno stato d'ansia, se vogliamo. Da quel momento l'opera comincia a vivere di vita propria. L'artista quasi la disconosce, la rigetta, ne rimane esterno. Ora essa è patrimonio di tutti, è testimonianza, è parte di ognuno che, godendola, vi si conosce. Quale il suo fine ultimo? E' una domanda impossibile e fondamentale. Forse quello di sconfiggere la mera razionalità ? Per penetrare il mondo del sogno e della poesia ? Non lo sappiamo né lo sapremo mai. Sappiamo solo che un popolo senz'arte è senza storia; è un popolo che non è mai nato, nè credo sia mai esistito veramente. L'arte nasce dal mito. E' mito essa stessa. Parlandoci da sempre, dagli strati meno noti dell'animo umano, come dalle oscure profondità delle grotte preistoriche dipinte, essa è lì, apparentemente senza un preciso scopo (ma qual'è , se c'è addirittura, l'utilità dell'universo?), a rendere più libera la nostra debole condizione di umani. Non saprei cos'altro dire e non so se ho risposto alla sua domanda.

Nelle sue opere vedo rivivere il mito rinascimentale dell'artista-scienziato. Lei vi si riconosce ?

E' vero anche questo. Sì! Mi riconosco in quello che lei dice. A titolo di curiosità mi sono interessato anche a soluzioni tecniche per il consolidamento della Torre di Pisa. Spesso mi sono costruito da me, tutt'ora lo faccio, gli strumenti del mio lavoro. Sono sempre ansioso e pronto a "provare", a "sperimentare" come si dice. Mio nipote lo sapeva benissimo. Quando mi ha gettato l'amo del computer era certo che avrei abboccato!.

Ci può raccontare qualche episodio interessante della Sua vita d'artista ?

Posso raccontarne uno curioso. Molti e molti anni fa, la copia della "Madonna della Seggiola" fu esposta a Venezia. Non ricordo bene dove. Giovanni XXIII, allora patriarca di Venezia, la vide e se ne innamorò. Chiese di acquistarla. Monsignor Capovilla, segretario, gli fece notare che Raffaello l'aveva eseguita per dei privati, non per la Chiesa e quindi non era consacrata. Non si fece nulla. La copia restò invenduta. Io più povero. La cosa mi restò impressa, quando mi fu riferita, e mi fece riflettere , da allora, sui vari aspetti e implicazioni che un'opera (pur una pregevole copia) reca con sé e trova nell'incontro con il mondo esterno a quello dov'è nata. Tutto ciò mi dà un nuovo spunto per cercare di aggiungere qualcosa alla risposta alla domanda precedente, sul fine ultimo dell'Arte: quello di alimentare se stessa, in un processo di continua rinascita e rigenerazione. L'opera vera, l'opera perfetta è quella forse che non è mai nata, che è stata solo concepita. Che vive di vita propria nel perfetto ed eterno mondo platonico delle idee.


Intervista della dott.ssa Chiara Casiraghi per una tesi sulla psicologia dell'arte all'Università cattolica di Milano

A che età è iniziata la Sua produzione artistica?

Ho iniziato...da sempre. Fin da piccolo (all'età di 5 anni) traevo diletto nel tentare di riprodurre sui muri delle logge del casale dove abitavo a Crespina (Pisa), figure di animali da cortile e di braccianti al lavoro. La vera attività artistica è iniziata "ufficialmente" dopo il Liceo Artistico e l'Accademia di Belle Arti, cioè nel 1935 circa. Ho iniziato come scultore.

Ripensando agli inizi della Sua carriera artistica, può indicare le differenze rilevanti tra il Suo modo di fare arte in quegli anni e nel periodo presente? Se possibile fornisca degli esempi.

I primi anni furono di studio e di meditazione, d'acquisizione delle conoscenze e dei metodi delle opere dei grandi, specialmente quelli del Rinascimento. Ero e sono tuttora convinto che sia fondamentale la padronanza del disegno e del modellato. Da queste basi si può partire per altri lidi, ma dopo aver praticato una severa disciplina di apprendimento. In arte non si improvvisa nulla. Ciò che viene prodotto, che si estrinseca nell'opera finita, è sempre un processo profondo di elaborazione più o meno cosciente del proprio bagaglio di cultura, guidato dalla fantasia e dal sentimento, spesso innescato dalla consapevolezza della propria capacità tecnica. Oggi, purtroppo, anche nomi affermati dell'arte, spesso potenzialmente e realmente capaci, scelgono, o hanno scelto, la più comoda via del mercato, accondiscendendo alle mode del momento, per una troppo facile affermazione personalistica che non trova sovente riscontro nella qualità delle opere prodotte. Ovviamente non farò né nomi, né esempi. Ma ce ne sono certamente molti… La vera libertà, in arte, non è fare ciò che si vuole, spesso in maniera bizzarra, ma farlo “come” si vuole, intendendo il “come” al più alto grado delle proprie possibilità: d'inventiva e di tecnica.

Ognuno di noi è figlio del proprio tempo. A maggior ragione un artista. Ma questi, nello sforzo d'imprimere una qualche "universalità" di significato al suo lavoro, non può non esser partecipe e cosciente della storia, da cui nasce, appunto, il momento presente cui egli appartiene e che condivide con la collettività.

Oggi, ad esempio, anche nelle scuole dell'arte si tende spesso a denigrare chi, tra i giovani, ha capacità disegnative... È un grave errore. Le basi dell'arte sono ancora quelle. Tanto è vero che l'umanità si è sforzata, fin dai primi graffiti delle caverne "affrescate" del neolitico, al raggiungimento di una più compiuta capacità rappresentativa, esplosa poi nel fenomeno del nostro Rinascimento, cercando di dotarsi sempre più di strumenti adatti (lo sfumato, la prospettiva, la tecnica della composizione, ecc..) alla "traduzione" fantastica del mondo. Ciò non ha impedito affatto, e non impedisce, la realizzazione di opere che, nella loro potenza di rappresentazione, vanno ben al di là della proposta del reale e nel loro vitalissimo simbolismo risplendono di freschissima, autonoma vita.

Esistono eventi della Sua vita che hanno influenzato in modo determinante la Sua arte? È possibile ritrovare traccia di questi accadimenti nelle Sue opere? (Si ricorda una situazione in particolare?)

Ho sempre ammirato, come avrà già compreso, i grandi del Rinascimento... Mi hanno colpito profondamente le pitture di Giotto e del Beato Angelico, per la loro ingenua, commovente, fresca purezza. La mia ammirazione per il genio di Michelangelo, per la sua "modernità" senza tempo, è anche troppo ovvia.

Amo molto i macchiaioli... A loro sono debitore delle mie prime sperimentazioni in pittura. Essendo vissuto sempre vicino a Livorno ho avuto modo di apprezzare la pittura labronica, Renato Natali, in particolare, che ho avuto anche come caro amico... Ho conosciuto e frequentato i Gioli, nella vicina Fauglia. A Luigi donai una testa di vecchio scolpita in legno di frassino con un temperino (era il periodo bellico, e non avevo strumenti adatti. I soldati avevano saccheggiato il mio studio di scultura e avevo perso tutto...), ricevendone in cambio un bel quadro di una fiera in maremma. Sono stato contiguo ad Annigoni...

Ma l'emozione dell'impatto con i primitivi (Giotto in particolare) è stata per me fondamentale. È quel sapore francescano che ho cercato di trasfondere, specie all'inizio della mia attività, nelle mie opere. Quel senso di accettazione della vita e della morte, quella poesia del dolore, che ho tentato di traslare negli orizzonti fusi, incerti, perduti tra le nebbie e i fumi dei fondi... Nelle figure di spalle che sembrano uscire dal quadro, nei volti nascosti, in dettagli accennati, spesso solo suggeriti, lasciati alla fantasia di chi guarda...

Potrebbe indicarci quali sono stati i principali mutamenti che la Sua creatività ha subito nel corso della Sua carriera artistica?

Da questa prima ricerca della purezza dei primitivi sono passato, poi, alla sperimentazione delle tecniche più svariate.

Ho iniziato, come già detto come scultore, anche se già maneggiavo il pennello. Il trauma della distruzione totale dello studio negli anni '40 mi ha portato, per diversi anni, a dedicarmi esclusivamente alla pittura. Negli ultimi anni sono tornato, in parte, alla scultura. Ho usato l'olio, l'acrilico, il pastello, i gessi, la polvere di colore, varie tecniche miste, ecc. Sempre allo scopo di dotarmi degli strumenti più idonei al sentire e alle idee del momento.

A grandi linee: un primo periodo postmacchiaiolo; un secondo con tecnica mista che mi è stata utile per il raggiungimento di certi effetti di contrasto e di luce nei lavori del "periodo di mezzo"; un terzo con una tecnica neodivisionista su basi, però, del tutto personali e inedite, per l'ottenimento di certe fusioni e di particolari effetti pulviscolari.

Ma il mio modo di operare è quello di usare, a seconda dell'opera da realizzare e della spinta emotiva del momento, quella, tra le moltissime tecniche a disposizione, che avverto meglio si presti al progetto in opera.

Provengo da un mondo agreste e contadino (ho 92 anni, ora, e ho percorso tutto il '900). Sono stato portato, quindi, per quanto riguarda i soggetti, alle rappresentazioni più varie: sempre legate al vivere, agli accadimenti quotidiani, all'uomo nel suo lavoro e nella sua sofferenza.

Alle difficoltà, alle fatiche, al dolore e alla poesia di questo mondo e dei suoi tenaci protagonisti ho voluto dedicare gran parte della mia opera.

Immagina la Sua maturazione di uomo e di artista come un processo continuo e regolare, oppure considera che questo processo si sia svolto per fasi alterne e non omogenee?

La maturazione artistica è qualcosa di misterioso e non codificabile. Procede per strade ignote, anche all'artista medesimo. Risente, si arricchisce, è condizionato dagli avvenimenti della vita personale, della famiglia, della comunità, del mondo.. Come ogni cosa, del resto… La tensione al bello, alla produzione del bello (o di quello che si crede tale) è uno sforzo continuo che, però, conosce periodi di ristagno e di magra. Da questi poi si riparte, con rinnovato ardore, spinti da un bisogno insopprimibile di fare, di tradurre sulla tela ciò che trabocca dall'anima. Una volta compiuta l'opera, l'artista quasi la disconosce, ne rimane estraneo. Ora essa è patrimonio di tutti, è un messaggio lasciato al bisogno di mistero dell'esistenza, è una mano tesa a chi, guardandola, vi si conosce. In questo l'opera d'arte è contigua alla suggestione religiosa, è "una invocazione e un'offerta agli dei".

Quali sono, in linea di massima, i tempi di produzione delle Sue opere? Si tratta di un lavoro "di getto" oppure è solito sviluppare l'opera più lentamente apportando modifiche e ritocchi man mano che il materiale prende forma?

I tempi di produzione, variano, naturalmente, al variare della complessità dell'opera stessa. Spesso un'opera viene abbandonata per molto tempo. Poi ripresa, velocemente completata (sono intervenute nuove idee, nuove soluzioni, voglia nuova...).

Operare "troppo di getto" non è nella mia natura. Ho bisogno di riflettere, di osservare a fondo il lavoro che procede, di studiare le migliori soluzioni..., di digerire, per dir così, le mie emozioni

Questo non vuol dire affatto che la "razionalità della tecnica" uccide l'ispirazione. Anzi. Spesso l'arricchisce di suggerimenti che sembrano scaturire dal progredire dell'opera stessa. Quando lavoro in parte sono in me, in parte sono sul quadro: nel colore e nelle forme che mi sforzo di rappresentare e di far vivere, nella materia che tocco e modello. Il termine del lavoro è un rientrare completamente in me stesso. È il compimento di qualcosa che nel proprio completamento vive di vita propria, indipendente e libero, finalmente, dal suo artefice.

Sento questo, profondamente, come l'aspetto più bello, suggestivo e misterioso, quasi mistico, dell'arte.

C'è stato, secondo Lei, un periodo particolare della Sua vita in cui ha incontrato difficoltà nel creare? Se sì, quale? In che modo si è manifestata questa difficoltà? Come si è risolta?

La distruzione del mio studio di scultura accennato sopra. Fu un trauma per me, allora giovanissimo.

La morte di alcuni cari della mia famiglia… E più che la morte la malattia, la sofferenza fisica nella sua implacabile quotidianità.

Ma poi si risorge, ci si ritrova su strade amiche, si riprende il lavoro, in qualche modo "arricchiti" di nuove esperienze, anche se tragiche.

Il fiume dell'esistenza ci trascina inesorabile tra alti argini ignoti, come deboli foglie. Noi possiamo cogliere solo un barbaglio scintillante sulle acque tumultuose.

Di questo goderne.

Ha mai lasciato qualche Sua opera incompiuta? Se possibile può spiegare i motivi? Come si è sentito?

Non molte. Alcune volte non sono riuscito a rappresentare ciò che avrei voluto o come l'avrei voluto. Quasi sempre ho disfatto l'opera. Non l'ho sentita mia. Poi, magari, a distanza di tempo, ho ripreso quel soggetto, quel motivo, quell'idea e, con poco sforzo, ho ottenuto ciò che volevo.

Perché?

Non saprei dirlo esattamente... Il concepimento di un'opera d'arte non obbedisce a regole strutturate: è fatto di tante cose che si intrecciano con misterioso sincretismo: di sensazioni, di sogni, di echi lontani...

Quando qualcosa non arriva o non funziona è molto meglio soprassedere. Rimandare a tempi migliori. Ma ciò che sedimenta dentro di noi, che resta latente o che si nasconde e ci sfugge torna poi, improvvisamente, a reclamare il suo spazio, a prendere forma e sostanza nel misterioso concretizzarsi dell'ispirazione.

In generale gradirei conoscere il Suo punto di vista riguardo le opere "incompiute". Cosa significa per un artista l'opera incompiuta?

L'incompiuto non è quasi mai intenzionale, almeno nei grandi. Può esser dovuto a sopravvenute difficoltà tecniche, del materiale, o a motivi di altra natura... Ma l'incompiuto, come le parti spezzate e mancanti nelle sculture antiche, sovente conferisce all'opera un senso di "potenza non espressa" che ne rafforza la vitalità e ne estende il significato. È la forza della sintesi, dell'idea, della massa, della materia che tende alla vita, che non ha bisogno di molto di più per realizzarsi ed a cui i particolari non aggiungono nulla...

L'incompiuto "voluto" può risultare, invece, solo un artificio, morire della propria dichiarata "artificiosità".

Per concludere, quanto è importante, secondo Lei, per un artista, assumere la funzione di guida nei confronti delle nuove generazioni?

Pretendere di guidare le nuove generazioni è una pretesa assurda, nel mutevolissimo, veloce cambiamento del mondo. Probabilmente non c'è mai stato un "P

 

 

 

Parte 1°- intervista per una TV toscana rilasciata al prof. Coppola - durata 2' 20''

 

 

 

Parte 2° della stessa intervista - durata 1' 18''

 

 

 

Gazebo espositivo alla Rotonda di Livorno

 

 

 

Rotonda 2004 - Livorno

Anchise Picchi partecipa come artista invitato alla 53a edizione del Premio Nazionale di Pittura, Scultura e Grafica "Mario Borgiotti" 2005, dal 6 al 21 agosto 2005, alla Rotonda di Livorno. In esposizione opere del periodo 1965 - 2005, ad olio e in tecnica mista.

Livorno, Agosto 2005

 

 

 

 

Gabbiani sul mare

A. Picchi - Gabbiani sul mare, olio su tavola, dim. non disponibili, 1967/1972

 

 

Gabbiani

Dal mar turchino in volo,

come farfalle stanche,

gabbiani dalle bianche

ali d'angelo, al molo

volteggiano gridando...

Lontano, all'orizzonte,

un fil di fumo, chiaro,

fermo nel cielo. Intatto

il mare, il cielo, il monte.

Oh mare, oh cielo oh monte!

Oh tu infinito,

misterioso Tutto.

Perché?

Che sei?

Che siamo?

Dove vai?

Dove andiamo?

Anchise Picchi - 1930/1940

 

 

 

Osservazioni (che si vorrebbero poetiche) ispirate da un cielo nel chiarore imminente dell'alba:

...Le stelle erano quasi tutte scomparse. Le più luminose scintillavano ancora, cangiando colore e tremolando, quasi gocce di rugiada percosse dal sole, pendenti da un filo d'erba agitato dagli zefiri. Comparivano e scomparivano come ammiccando, col guizzo convulso d'un lucignolo che si spegne. Si sarebbe detto che si dibattevano. con l'anelito morente sul labbro, contro il "ministro maggior della natura" che le affogava in un mare di luce...

 

A. Picchi - Madre con bambino (schizzo per il dipinto "La bufera"), penna su cartoncino.

Mondo di derelitti, di umili, nelle loro quotidiane fatiche, con la collaborazione degli animali; mondo primitivo in cui sono rappresentati gli atti e i gesti puramente istintivi dell'uomo. I drammi dell'umanità primigenia, foschi di luci ed ombre, procellosi, dai moti inconsulti, dominati dalla lotta per l'esistenza. Colori freschi o ferrigni. Semplicità di forme e sintesi. Purezza. (Commento dell'autore).

 

aradiso" dell'umanità, una generazione più felice o migliore. Vivere è sempre stato sforzo, dolore, difficoltà, contrasto, diversità.

Ma l'uomo nel suo cammino millenario deve tendere, secondo il mio modesto giudizio, ad esser sempre più uomo: ad arricchire la propria umanità, nel senso di estendere sempre di più le relazioni di conoscenza e di scambio con gli altri: a qualunque etnia appartengano e di qualunque paese siano. Deve avere il coraggio di saper rinunciare finalmente e per sempre alla violenza e alla guerra.

Abbiamo l'enorme fortuna di vivere su un pianeta unico nel suo genere (almeno nel "vicino" spazio e nel "breve" tempo): con i mari, i fiumi, le foreste, gli animali, il cielo, le stelle e noi.

Dobbiamo avere, e insegnare a possedere, la completa coscienza di ciò.

L'arte, come le più nobili attività, può assumere importanza determinante per l'acquisizione di nuove e più concrete sensibilità, attraverso l'educazione e l'insegnamento, può contribuire in maniera notevole ad “affinare” e “affrancare” gli spiriti.

Parafrasando Ilia Erenburg: in questo particolare momento di esplosione di nuovi mezzi e di nuove tecnologie , l'arte potrà aiutare ognuno di noi, in special modo i più giovani, a portare nei futuri viaggi verso nuovi traguardi, insieme alle sempre più raffinate conoscenze tecnico-scientifiche, anche un semplice, piccolo, prezioso ramoscello di lillà.

chi siamo | © Tutti i diritti riservati | Contact Us | ©2006 Anchisepicchi.com