Velieri alla fonda
La bufera
 
Pittore - scultore - disegnatore
 

I Contadini Toscani di ANCHISE PICCHI

 

 

Il Comune di Collesalvetti ha scelto di stampare, per il 2007, un calendario artistico illustrato con opere di Anchise Picchi: una per ogni mese. È un nuovo omaggio al lavoro di questo maestro che è sempre rimasto legato alla terra e alla gente di Toscana, in particolare al territorio di Collesalvetti e dintorni, trovandovi tuttavia ispirazione a temi e modelli di respiro universale.


 

Anchise racconta la sua terra e la sua storia, che è, poi, per la maggior parte degli uomini, la storia della vita.

C'introduce e ci guida, con sensibilità e poesia, in un mondo ritirato nei colori di un crepuscolo che annuncia la sera e la notte... Là rivivono le umbratili figure che si sciolgono e si fondono nelle indecifrabili nebulosità del sottofondo e vagano lungo le strade verso mete sconosciute: luoghi dell'anima, traguardi dello spirito. Figure ideali, archetipi perfetti e dolenti di un ambiente difficile e duro, ove il lavoro, la fatica e la sofferenza sono la condizione costante dell'uomo, i compagni giornalieri dell'umile: curvo, solo, eroico protagonista del crudo ambiente dei campi, esposto continuamente alle mutevoli prove del caso e del tempo, senza nessuna certezza se non quella della costante precarietà della propria esistenza.

Qualcuno ha detto che nessuno fa mai altro che andare incontro alla propria morte e che ogni compassione cede alla consapevolezza dell'eternità del dolore e alla spietata insistenza della necessità.

“…il dolore è eterno, ha una voce, e non varia…”

Quella di Anchise è la voce stessa del passato, che tuttavia rimpiange e addita un mondo perduto, che sembra sprofondare sempre più nell'oblio ad ogni istante che passa. Ma la fantasia trasforma la memoria e il ricordo si veste di nuovi colori. Con gli occhi semichiusi nel sogno, la realtà perde la durezza dell'obbiettività e diviene parte nuova e viva di un sentire che sgorga da profondità lontane, echi sommessi; sfumature leggere di un evanescente racconto che l'artista raccoglie e propone via via, nell'incessante mutar dell'esistere…

In Anchise quel mondo diviene mito e “…diviene simbolo e mito solo ciò che è immune dal tempo”.

V'è, infatti, un tempo siderale ed eterno, compagno delle stelle, immutabile nel suo inesorabile corso. È il tempo ordinatore della storia, che scandisce la cronaca e l'eterno procedere del cosmo. E v'è, però, anche un tempo dell'anima, amico dello spirito: liquido, mutevole, sfuggente, che sta tutto e solo dentro di noi; non ordina l'accadere, ma solo richiama e suscita il nostro sentire. Lì vivono, si alimentano e mutano i nostri desideri e le nostre speranze. Alla sua pura sorgente si disseta l'umano, inesausto desiderio di sogni.

L'amore per quel tempo e quei personaggi è, in definitiva, una continua ricerca, un tentativo di raggiungere e trattenere l'eco sempre più tenue di una voce misteriosa e antica, (di un mai obliato riconoscimento), che risuona tuttora, forte, dentro di noi. Situazioni, è vero, storicamente esaurite, ma proprio per questo capaci di suscitare "Poesia". Stimolano la nostra anima ad inseguire ancora l'essenza primigenia e profonda di questi motivi fondamentali, tentando di scoprirne e ravvivarne le tracce, di mantenerne il calore, in tutti i fenomeni della vita quotidiana.

Ricordare è un po' morire perché ciascuno è legato perdutamente alla propria solitudine.

Dei personaggi della campagna toscana i contadini sono i protagonisti più interessanti e umani; figure tenaci che abitano un ambiente faticoso e aspro, suggestivo e incantato, dove il paesaggio mostra spesso, insieme ai colori intensi dell'estate, alle dolci sfumature dell'autunno e della primavera, la rigidezza cristallizzata dei rami denudati dall'inverno. Sotto un cielo plumbeo o un vento furioso, quando pare scatenarsi un cataclisma primordiale, compaiono scenari intessuti di luce, lampi d'aria e di colore, di una profondità nebbiosa e traslucida, nella quale vanno a moltiplicarsi e nascondersi i più fantastici sogni e le più struggenti illusioni.

È il colore della speranza, arma dei poveri, che il pennello di Anchise regala alle pene dei suoi protagonisti, in un'epica agreste che ha contribuito non poco a costruire noi e il nostro presente.

Eppure l'ansia con cui l'artista tenta di far rivivere un mondo in una realtà commisurata a ciò che sente e ricorda, nasce dalla struggente consapevolezza di non possedere nessuna realtà. Solo affidandosi alla forza trasformatrice e, sotto certi aspetti, ingannevole della sua ispirazione e della sua immaginazione, ed in queste perdendo la parte razionale di sé, può raggiungere e afferrare, al di là dei confini immaginari del reale, quella realtà fittizia e mutevole che è il mistero più profondo e compiuto dell'Arte.

Ecco che l'artista trasforma la realtà in mito. Solo quando guarda dentro l'essenza delle cose nasce l'Arte.

L'inadeguatezza del solo ricordo nel far rivivere la realtà sta proprio nel fatto, come afferma Anchise, "...che l'artista sovente veste, più o meno inconsapevolmente, la faccia di Medusa, che tutto cristallizza e pietrifica, rendendo immobile e fisso, irriconoscibile, il mondo. Può destarlo a nuova vita soltanto distogliendo lo sguardo, affidando le sue sensazioni alla molteplice variabilità e fecondità della propria fantasia. La realtà non sta fuori ma dentro di noi. Dietro la maschera di pietra stanno la carne e il sangue e la luce magica delle cose, di quelle che non diventano, ma sono messe nel mondo già compiute e perfette…”, sicché paiono aver sempre vissuto, essere sempre state. Il tempo non le ha corrotte, l'uso non le ha consumate... Sono le idee, i sentimenti, gli affetti, i desideri: archetipi, modelli ancestrali che custodiscono e difendono la nostra “humanitas” e alimentano la nostra “pietas”.

Nel mondo di Anchise la realtà si affaccia strato per strato, mentre le nebbie calano i loro veli sopra ogni cosa, a nascondere e suggerire, al di là dell'ascoso orizzonte, un altro cielo smisurato, a dar corpo ed anima al sogno fuggente di spazi indefiniti, di piani più ampi e lontani…

“…e il naufragar m'è dolce in questo mare.”

“Se vuoi vedere veramente e interamente, in Arte, devi non guardare: noi vediamo e ricordiamo, nella sua essenza più vera, solo ciò che non guardiamo…"

Sapranno i tuoi occhi raccogliere i riflessi dell'anima?

Lido Pacciardi - Collesalvetti, 25 ottobre, 2006.

 

 

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